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Tatuaggio, illustrazione e viaggi nello spazio: il tratto "realistico" di Gabriele Pais

posted by Redazione at 08/01/2014

Tatuaggio, illustrazione e viaggi nello spazio: il tratto "realistico" di Gabriele Pais

Gabriele Pais, classe 1987, è un artista visivo e tatuatore sardo. Il suo percorso artistico spazia dal disegno al tratto pittorico, dalla scultura all'installazione, sperimentando persino con la fotografia e l'arte del graffito, prima di trovare massima espressione nella tattoo art.

Il tratto "realistico" di Gabriele, in quest'ambito, ha reso la sua firma inconfondibile, ed è valso premi e riconoscimenti di alto profilo tra cui l'ultimo, in ordine di tempo, nel corso della recente edizione sarda della Tattoo Convention.

 

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Artista poliedrico, Gabriele ha firmato mostre personali e collettive e periodicamente lascia la Sardegna, e il tattoo shop Elegant Ink di Monserrato presso il quale lavora come resident, per visitare importanti studi di tatuaggio in tutta Italia.

Anche Gabriele sarà tra i protagonisti della prima collezione di t-Shirt YESEYA, di cui a brevissimo vi sveleremo tutte le novità. Ecco cosa ci racconta in una breve intervista…

 

Gabriele Pais, tatuaggio realistico


Quando ti sei avvicinato al mondo del tattoo?

Ho iniziato circa cinque anni fa, a casa. Mi regalarono un “kit” e non avevo la minima idea di come iniziare.. non avevo mai pensato di fare il tatuatore. Dopo un paio d’anni di sperimentazioni ho capito che non era il caso continuare a deturpare i miei amici, quindi sono andato a imparare presso alcuni studi di Cagliari. Se al principio non ebbi molta fortuna, due anni fa ho iniziato a lavorare come apprendista da Fema, presso il tattoo shop Elegant Ink, e da allora ho cambiato mentalità, e ho iniziato piano piano a impratichirmi. 


Com'è avvenuto il passaggio dal disegno su carta al tatuaggio?

In realtà non è mai avvenuto un passaggio, non so se ho deciso di diventare tatuatore! Non mi definisco ancora così se non lavorativamente, e cred non lo farò mai, non mi piace dare un nome a ciò che faccio perché mi sembra che renda le cose definitive.

 

Gabriele Pais, tatuaggio realistico

Il tuo stile è il "realistico". Quali sono gli ingredienti?

Il realistico per quanto mi riguarda è lo stile culturalmente più “attendibile” per noi italiani. Non avendo un background chicano, non sapendo praticamente nulla della cultura orientale, non essendo mai stato a contatto con vecchi lupi di mare e avendo visto la Nuova Zelanda solo in tv, non mi sento di tatuare quegli stili, così belli e ricchi di significato. Io ho una cultura europea, sono cresciuto coi libri di Michelangelo e Tiziano, mi sembra naturale avere un gusto meno esotico. Ciò non vuol dire limitare le soluzioni stilistiche, ma ogni idea è filtrata da tutto questo.


Negli ultimi due anni ti sei distinto nell'ambito delle Tattoo Convention, ottenendo importanti riconoscimenti. Come giudichi l'esperienza della Convention?

Per me sono le prime Convention, sono molto contento di com’è andata e spero continui così. Lavorare presso le Convention è bello perché hai modo di vedere tanti colleghi all'opera, e c'è molto da imparare se si presta la giusta attenzione. Se potessi le farei tutte, mi piace l'ambiente che si crea, la gara finale, l'atmosfera post-Convention… 


 

Gabriele Pais, tatuaggio realistico

 

Quali personalità o figure hanno influenzato la tua formazione artistica?

Credo tutti... Ma forse quelli che da sempre mi colpiscono di più sono Bernini, Picasso, Twombly, le foto di National Geographic, Turner, Tracey Emin, Lucian Freud, Francis Bacon, Walt Disney, Gustav Dorè. 


Il tatuaggio esprime sul proprio corpo qualcosa di profondo, spesso di intimo. Il suo esecutore si trova letteralmente "in mano" aspetti molto delicati di una persona. Cosa c'è dietro?

Per fare questo discorso bisognerebbe separare i livelli di consapevolezza dei vari clienti. Per alcune persone tatuarsi è solo un ornamento, a cui trovano un significato per giustificare il “capriccio”. Per le persone consapevoli, invece, credo che il significato sia più che altro il momento in cui ci si tatua un determinato soggetto. Ti puoi tatuare per noia, per gioco, o per ricordare un momento importante della vita, ma se sai cosa vuol dire tatuarsi allora non conta più cosa ti fai, ma da chi te lo fai tatuare, in quale giorno, con quale compagnia. E' un segnalibro, un riflesso di te.

 

Gabriele Pais, tatuaggio realistico

 


Il "Guest-spot", una tradizione che chiama i tatuatori a lasciare il proprio studio di riferimento ed essere ospitati, per brevi periodi, presso altri studi, anche all'estero. Dove sei stato e progetti di andare?

Andare a lavorare da altre persone come ospite è un grande privilegio oltre che un piacere! Quest’anno sono stato invitato per la prima volta in vita mia, e oltretutto da grandi tatuatori come Matteo Pasqualin, Corrado Dogadi dello Skin Fantasies, Pietro Sedda, Marianna Bevilacqua e Francesco Deschino del Maiatattoo. Avere l'opportunità di osservare dei professionisti come loro è molto stimolante, ti da la possibilità di conoscere nuovi metodi di lavoro, visioni differenti, persone nuove. E’ anche meglio delle Convention, perché puoi vedere i vari habitat dei tatuatori, dai quali puoi capire molto di loro. Per i prossimi mesi sto ancora organizzando le varie date, ma questo mese sarò sicuramente ospite di Simone El Rana ad Arezzo, oltre che tornare negli altri studi sopracitati. 


 

Gabriele Pais, tatuaggio realistico


Cosa bolle in pentola?

Sto sviluppando varie idee, tra le quali un libro di illustrazioni, una serie di tavole, una mostra, un viaggio nello spazio, un castello per la vecchiaia a Edinburgo, un Jazz bar.. Potrei andare avanti per ore, tanto mi dimenticherei tutto entro venti minuti!


La realizzazione professionale. In Sardegna?

Non so se sia possibile, vedo che tanti tatuatori stanno bene qui, perciò credo che dipenda molto da come la vivi… Io probabilmente andrò via, non penso di riuscire a trovare qui la mia dimensione. Magari andrò davvero nello spazio!

 

di Carlotta Comparetti

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